Su due fan come noi dei Pearl Jam, del caffè e di Grey’s Anatomy, la città di Seattle ha sempre esercitato un’attrazione magnetica. Trovandoci quindi a pochi km (230 circa), non potevamo non organizzarci per una rapida toccata e fuga nella cosiddetta Emerald City.
La sveglia è dura, alle 4:15 ora locale, visto che dobbiamo essere alle 5:30 alla Ocean Pacific Station di Vancouver, da dove prendiamo il bus per Seattle.
Alla dogana tutto liscio, se non un piccolo timore di essere abbandonati dall’autista, visto che siamo gli unici non canadesi/americani e quindi i controlli al confine per noi sono più lunghi. Alla fine saremo gli ultimi due a risalire sul bus.
Dai il passaporto, ritira il passaporto, compila il modulo bianco, poi il modulo verde, torna dall’agente della dogana, fatti prendere le impronte delle mani e poi della retina, rispondi alle domande (di dove siete? Dove andate? Perché? Come mai vi conoscete?), vai da un altro agente, paga 6 dollari di tassa d’ingresso… E questa è solo la sintesi dell’agevole procedura di ingresso negli USA inventata, supponiamo, da qualche emerito tecnico durante gli anni dell’amministrazione Bush.
Burocrazia a parte il resto del viaggio è tranquillo e arriviamo a Seattle verso le 9.
Ci dirigiamo subito al museo della musica, che, insieme al museo della science fiction, si trova all’interno di una bellissima struttura a due passi dallo Space Needle.
Il percorso dura circa due ore ed è veramente bello.
È una sorta di storia della musica del nord-ovest degli stati uniti, e ovviamente grande spazio è dedicato agli anni del grunge.
Ci divertiamo nella zona Experience, dove prima proviamo (con scarso successo) a suonare basso, chitarra, batteria, poi saliamo su un vero palco per suonare Twist and Shout.
Purtroppo per i numerosi fan temiamo sarà la prima e unica esibizione live dei Ferrys (così abbiamo battezzato il nostro duo).
Per tornare in centro prendiamo la Monorail, inaugurata nel 1962, un futuristico tram che sembra uscito direttamente da Blade Runner.
La nostra prossima meta è il mercato di Pike Street. Vediamo anche il primo Starbucks, il locale da cui è partito il business di questa enorme corporation.
Il Pike Street Market è uno dei più bei mercati coperti che abbiamo mai visto, molto retro’ e pieno di banchetti con sfiziosità (soprattutto pesce) da stuzzicare.
Memorabile il lancio del salmone da un pescatore all’altro nel bancone del Pike Place Fish Market. La presenza di numerosi fotografi appostati ci fa però pensare che sia una sorta di attrazione turistica locale.
Gli ultimi momenti in città li dedichiamo ad una visita (dall’esterno) del Safeco Center, lo stadio di baseball dove gioca la squadra di casa, i Seattle Mariners.
Tra l’altro per la sera è in programma una partita. Intorno all’impianto ci sono i classici venditori di hot dog (in uno stand contiamo ben 8 dispenser di salse diverse), pop corn e noccioline. Ci sorprende un pò la presenza di bagarini, in quanto pensavamo fosse una cattiva tradizione solamente italiana.
Patrizio vorrebbe fermarsi a vedere la partita, Francesca però lo richiama all’ordine e dichiarandosi dispiaciuta (sarà proprio vero?) gli ricorda che hanno un treno da prendere per tornare a Vancouver.
Alle 22.50 arriviamo puntuali a Vancouver. E tra poche ore si parte per San Francisco…
Oggi abbiamo ascoltato:
Louie Louie – The Kingsmen




Simone detto
Se non avete preso un Frappuccino nel primo Starbucks mai fondato nella storia dell’uomo siete delle merde!!!
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Bello però dai, avete avuto un assaggio della città e sinceramente spero anche un assaggio di salmone, magari durante il lancio.
Mi sembra che quindi non avete incontrato nessun vip musicale o cinematografico… Che peccatone!
Sono quasi le 5 del pomeriggio e il weekend è alle porte: ède mia l’ura!
Aspettando un altro vostro post vi saluto,
l’Insonne di Villa di Serio
biancaneve e i quattro nani detto
ciao! messaggio per franciccia: è stata l’alcolisti anonimi a mandarti all’estero durante i giorni del raduno degli alpini?! Vi vogliamo bene! Noi.